- 3 Luglio 2026
- Posted by: staff
- Categoria: Pillole di Finanza Agevolata
Con un’informativa presentata in Consiglio dei Ministri, il Governo avvia formalmente il percorso per definire una strategia organica a favore di un settore che comprende Terzo settore, cooperazione, sport dilettantistico ed enti religiosi.
L’obiettivo è individuare con maggiore chiarezza gli enti che fanno parte dell’economia sociale e costruire politiche pubbliche dedicate, anche attraverso strumenti fiscali, finanziari e amministrativi.
Cos’è
Il Piano d’azione nazionale per l’economia sociale è un documento programmatico. Non introduce, quindi, misure immediatamente operative, ma definisce la cornice entro cui dovranno essere sviluppati i futuri interventi normativi, fiscali e amministrativi.
La finalità è sostenere gli enti che svolgono attività di interesse generale, mettendo al centro le persone, la comunità e il reinvestimento delle risorse nelle finalità istituzionali.
Il passaggio in Consiglio dei ministri segna quindi l’avvio di una fase di attuazione, nella quale le linee di indirizzo dovranno essere trasformate in misure concrete.
Le categorie principali
Il Piano individua quattro categorie principali di soggetti coinvolti:
- Terzo settore;
- cooperazione;
- sport dilettantistico;
- enti religiosi civilmente riconosciuti.
In questo perimetro possono rientrare, a seconda della forma giuridica e dell’attività svolta, enti del Terzo settore, imprese sociali, cooperative, società di mutuo soccorso, associazioni, fondazioni, enti sportivi dilettantistici ed enti religiosi.
Il tratto comune è rappresentato dalla prevalenza delle finalità sociali rispetto al profitto. Gli enti dell’economia sociale, infatti, operano secondo logiche di solidarietà, mutualità, inclusione e interesse collettivo, spesso reinvestendo gli utili o gli avanzi di gestione nelle proprie attività istituzionali.
Economia sociale e Fisco
Il Fisco è uno degli aspetti più rilevanti del Piano d’azione nazionale per l’economia sociale.
Gli enti appartenenti all’economia sociale potranno beneficiare di interventi agevolativi sul piano tributario, sia sotto il profilo amministrativo sia attraverso forme di minore imposizione fiscale.
Le misure fiscali potranno quindi riguardare:
- semplificazione degli adempimenti;
- riduzione del carico tributario;
- regimi agevolativi coerenti con le finalità sociali degli enti;
- coordinamento con la disciplina fiscale del Terzo settore;
- valorizzazione delle attività di interesse generale.
Va precisato, tuttavia, che il Piano non introduce direttamente nuove agevolazioni fiscali già applicabili. Essendo un atto di indirizzo, dovrà essere seguito da specifici provvedimenti attuativi, chiamati a definire beneficiari, requisiti, condizioni e limiti delle misure.
Accesso al credito e strumenti finanziari
Accanto alla leva fiscale, il Piano punta a rafforzare anche la dimensione finanziaria dell’economia sociale.
Il Governo prevede risorse e strumenti per semplificare l’accesso al credito, accompagnati da percorsi di informazione e formazione. L’obiettivo è facilitare l’accesso ai finanziamenti per enti che, pur svolgendo attività di rilevanza economica e sociale, possono incontrare difficoltà nell’utilizzo degli strumenti ordinari pensati per le imprese tradizionali.
La finanza diventa quindi un elemento centrale per sostenere la crescita del comparto, favorendo investimenti, progettualità territoriali e servizi rivolti alla collettività.
Le misure attuative
Il Piano d’azione nazionale per l’economia sociale rappresenta un passaggio di sistema: per la prima volta, il settore viene ricondotto a una strategia unitaria, in linea con gli orientamenti europei.
La fase decisiva sarà ora quella dell’attuazione. Le indicazioni contenute nel documento dovranno tradursi in norme, decreti, misure fiscali, strumenti finanziari e procedure amministrative.
Solo con i successivi interventi sarà possibile verificare l’effettivo impatto del Piano su enti del Terzo settore, cooperative, sport dilettantistico ed enti religiosi.
